In / Under the name of Walter Albini

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Sfileranno capi inediti creati tra il 1972 e il 1974.
Domenica 28 gennaio 2007 ore 20 Tempio di Adriano

Tributo a Walter Albini al Tempio di Adriano, nell’ambito delle sfilate di Alta moda. Il 28 gennaio alle ore 20 In /Under the name of Walter Albini, lo stilista icona della moda italiana, maestro del total look, pioniere del pret-à-porter di lusso, capace di coniugare passioni culturali e pagine straordinarie della storia del costume.

Chiare e rigorose le idee di Albini sulla moda e sul suo sviluppo. Unità di stile, diverso rapporto con i tessutai, ma soprattutto la consapevolezza che l’Alta moda, così com’era concepita intorno agli anni ‘50, era destinata a trasformarsi, ad aprire la strada a nuovi modelli produttivi. Anticipando i tempi, getta le basi del nascente italian look, del lusso inaccessibile. Insiste su stilemi che Albini giudica immortali come il pois, la riga, il collo bianco, il gioiello anni ’30. Uomo di grande passioni e cultura, Albini aveva tra i suoi modelli la mitica Chanel, ma anche Poiret, il Liberty, il grande cinema degli anni ’30, la magia dell’eterno femminino creato da Erté, le esperienze grafiche della Bauhaus, il Costruttivismo e il Futurismo, accanto ai progetti legati indirettamente alla cultura del design, alla moda ‘alternativa’ come il folk, ‘rubato’ nelle strade e nei mercatini di tutto il mondo.

‘’Un protagonista alla Fitzgerald in ‘Belli e dannati’ o paragonabili per la vita intensa e breve a Rimbaud – ha scritto Silvana Bernasconi – Un grande talento, generoso e un po’ snob, una grande esteta, dai gusti decadenti, tra i grandi eccentrici come Cecil Beaton o Man Ray’’.

La sfilata al Tempio di Adriano è composta da 33 abiti inediti conservati nell’archivio di Marisa Curti, collezionista e amica dello stilista, scomparso nel 1983.
Una passerella sulla quale domina un frammento di specchio a forma di cristallo, attorno al quale, con passo lungo e cadenzato, si muoveranno le indossatrici. Un percorso circolare decorato da specchi , che simboleggia la separazione tra l’Albini di ieri e quello che rivive, invece oggi, attraverso i suoi capi. L’impostazione registica, curata da Rossella Ronti, che collaborò con Albini, ricrea esattamente il mood delle sue sfilate, in particolar modo delle sue storiche creazioni con minuziosa precisione. Obiettivo è quello di riportare on stage attualità e modernità. “Walter era molto esigente, consapevole delle sue capacità e soprattutto, gentile – ha detto la regista – Sono gli insicuri ad essere arroganti. Lui invece era garbato, un creativo, carismatico, pragmatico, sapeva esattamente cosa voleva e come realizzarlo”.

Saranno i vestiti dunque, i veri protagonisti di questo défilé, indossati da modelle ‘neutre’, omogenee, l’unico elemento che le distingue è l’abito. I capi che sfileranno, un mix di abiti provenienti da 4 collezioni dello stilista, appartengono ad uno dei suoi periodi, per certi versi più puri e incontaminati. In passerella sfileranno creazioni datate tra il 1972 e il 1974, con qualche eccezione che promette di essere una sorpresa, che rompe la fluidità e il ritmo cadenzato delle uscite. Luce bianca puntata sulla passerella per esaltarne i colori e i materiali. Le tonalità dominanti, quelle preferite dallo stilista, vanno dal viola al lurex passando per il nero, i rigati, i flash di arancio e marrone. Tutto corredato da gioielli originali di alta bigiotteria, che il designer disegnava e faceva realizzare da maestri artigiani. Bracciali, collane con perle color oro, bianco e nero, in pietra dura o in vetro, orecchini, spille a rombo e a goccia in vetro o strass. Immancabili i foulard in seta, piccoli triangoli da portare nella mano o annodati alla borsa, accessori indispensabili, che dalle nuance vivaci del beige e arancio si smorzano nelle tonalità a contrasto del nero e crema.
Il look delle modelle è stato ripreso da disegni originali conservati nell’archivio Albini. Parrucche con taglio a caschetto, arrotondato e morbido, trucco teatrale molto marcato, per una mannequin fortemente connotata, il cui abito rimane però uno status symbol, protagonista assoluto e inimitabile.

Intervista a Marisa Curti
L’ex socia di Walter Albini collezionista per passione
“Aveva una forza magnetica, era un uomo dal carisma straordinario”

In che modo è legata al mondo della moda, in particolare a Walter Albini?
‘’Eravamo soci, entrai in società per amore di questo stilista, per passione, forse. Mi piacevano i suoi abiti, le sue sperimentazioni, le avanguardie della sua moda, il total look, una vera e propria anticipazione sui tempi. Sono sempre stata una fan di Walter Albini, l’ho seguito per un certo periodo acquistando i suoi abiti nelle boutique. Mi capitò poi di rilevare un locale a Milano dove si potevano vendere capi di fine collezione. Solo in un secondo tempo mi proposero di entrare in società con Walter Albini e con Luciano Papini per la Mister Fox e lanciare il suo marchio Walter Albini, appunto. Una prima linea di immagine forte e trainante sostenuta da una seconda collezione più facile, per il grande numero. Fu proprio in quel momento che mi proposero di acquistare delle azioni. Io, pur sapendo che questa società non era andata poi così bene, le acquistai. Ero innamorata dello stile Albini, di quel suo modo così particolare di saper porgere le situazioni, della sua maestria… Era una persona diversa dalle altre, eccezionale sotto ogni aspetto. Si vedeva persino nel modo di vestire. Una persona fuori dal comune. Acquistai dunque le azioni e divenni titolare dello show room di Milano, in via Pietro Cossa 2, che molti conoscevano semplicemente come lo Spazio Cossadue.

Quali sono i motivi sentimentali, che l’hanno condotta al grande passo, quale il ritorno economico dell’investimento, signora Curti?
‘’Qualche tempo dopo la sfilata al caffè Florian di Venezia, ci furono molti problemi. La società stava per fallire. Mi accollai i debiti, pagai i fornitori, vendetti molti abiti, ma non tutti. Fu proprio in quel momento che rilevai tutto ciò che era stato lasciato nel laboratorio di Fossalta di Piave, nel Veneto, dove produceva la griffe. Posso dire di essere stata preveggente. Erano gli anni ’70, non era assolutamente di moda collezionare vestiti. Io, invece, ero molto affezionata ad alcuni capi, ne acquistai persino dalle mie clienti. Li mettevo da parte, molti li tenevo per me. Involontariamente stavo creando un archivio storico. La scelta di collezionare abiti rimane comunque una sfida più sentimentale che finanziaria. Purtroppo oggi molte cose sono cambiate. Basta vedere quello che sta accadendo nel mondo. Comunque se questo patrimonio potesse fruttare…ben venga. Ogni anno non nascondo che sono costretta ad investire denaro su questi abiti. E’ importate, necessario, fondamentale che vengano conservati a dovere’’.

Ha ricevuto proposte concrete?
“Recentemente ho ricevuto alcune proposte, anche da New York, però non nascondo, in futuro, un sogno: l’apertura di un museo dedicato a Walter Albini. Lo confesso, non ho mai pensato ad un vero e proprio ritorno economico, ma forse un ritorno nei confronti di Walter Albini, quello sì, perché non si disperda la sua memoria”.

Perché nasce il desiderio di collezionare abiti, quale l’obiettivo, il fine ultimo?
‘’Forse inconsciamente c’è sempre stato il desiderio di far rivivere la griffe, ma non è detto che gli obiettivi possano anche essere di carattere museale ed espositivo. Sono passati oltre 30 anni… Per mantenere in vita questo sogno ci sono voluti molti sacrifici. Ho tentato di acquistare tutto quello che era reperibile sul mercato’’.

Da quanti ‘capi’ è composto l’archivio?
‘’Sono circa un migliaio di abiti, più foulard, bijoux e borse. L’unico accessorio che non ho mai pensato di collezionare sono le scarpe. Riguardo agli abiti alcuni sono doppi, tripli… perché si tratta di pret-à –porter e quindi non si tratta assolutamente di un unicum. Ma nell’archivio ci sono anche capi ‘unici’, più importanti. Purtroppo negli anni molte cose sono andate perdute. L’archivio comprende anche bozzetti, disegni, maquettes, rassegne stampa, libri d’epoca, giornali, riviste di settore. Negli anni ’80 ho donato 1300 disegni al CSAC di Parma, mentre 70 abiti sono stati acquisiti dallo stesso’’.

Quale è il patrimonio che ci ha lasciato Albini, quale il ‘segno’ di questo archivio legato all’ innovazione, alla sperimentazione di un creativo che ha rappresentato la storia del pret-à-porter italiano?
‘’Walter è stato un anticipatore, un precursore di stile. Il maestro del total look. Disegnava tutto. Dalle stoffe al bottone. Non si limitava, come accadeva un tempo e forse anche oggi, ad acquistare materiali dai tessutai. Era lui il vero, grande protagonista dell’abito, un interprete a 360 gradi. Era un meraviglioso disegnatore. La sua ricerca era estrema e totale. Abiti, bigiotteria e gioielli, scarpe… Nessuno aveva la sua mano. Disegnava e scolpiva i suoi figurini come Ertè’’.

Quali furono, a suo avviso, le grandi rivoluzioni di Albini?
‘’Prima di lui c’erano solo gli abiti ‘confezionati’ e sartoria. Walter cominciò a creare abiti importanti, non più prodotti in numero limitato. Quindi a costi minori e accessibili a tutti. Soprattutto destinati ad ceto medio-alto che comunque non poteva permettersi capi di Alta moda. Gli altri stilisti hanno seguito il suo trend. E’ stata questa la vera, grande rivoluzione di Albini’’.

Walter Albini era un uomo di grande charme. Tra i suoi miti Coco Chanel, Rodolfo Valentino, il duca di Windsor, Scott Fitgerald…Quali sono i suoi personali ricordi?
‘’Era sicuramente un uomo dal carisma straordinario. Impossibile non rimanere affascinati da lui. Donne e uomini erano straordinariamente soggiogati dalla sua personalità. Aveva una forza magnetica, accattivante. Ricordo che aveva qualcosa di magico, difficile da esprimere con le parole. Caratterialmente era molto complesso. Walter era del segno dei pesci. Romantico, fragile, creativo, inquieto ed irrequieto. Con la sua scomparsa è nato un mito’’.

Cosa non dimenticherà mai di lui?
‘’La sua energia, la sua forza creativa, era un uomo instancabile. Disegnava ovunque. In treno, in macchina, block notes, insomma su tutto quello che gli capitava sotto mano. Era un genio, riusciva a fare sino a cinque collezioni, tutte diverse. Nessuno oggi probabilmente sarebbe in grado di fare altrettanto’’.